La maledizione di Tutankhamon: verità o leggenda?

Oggi tutti conosciamo Tutankhamon e la leggenda che lo accompagna, anzi, forse è il faraone più conosciuto in assoluto, ma non sempre è stato così. Prima della scoperta della sua tomba, infatti, la sua storia era ai più praticamente sconosciuta.
Quale miglior trovata pubblicitaria per portare alla ribalta il suo nome se non lo spettro di una maledizione?
Il faraone bambino non lo si può certo annoverare fra i più grandi della storia, tant'è che nemmeno gli archeologi stessi si erano mai prodigati alla ricerca della sua tomba. Tutti tranne uno: Howard Carter.
Fu infatti grazie alla perseveranza di questo giovane disegnatore inglese e ai fondi di Lord Carnarvon - arrivato in Egitto per curare la sua debilitata salute e assecondare la sua nuova passione: l'archeologia - che si deve il ritrovamento della tomba del faraone dimenticato.
Carter era giunto in Egitto al seguito dell'archeologo Flinders Petrie, poi passò a lavorare con altri ricercatori, ma nonostante i ritrovamenti di reperti che portavano il nome di Tut-ankh-Amon, ovvero "più che mai vivo è Amon", nessuno eccetto Carter si era mai interessato alla tomba di Tutankhamon.
La svolta fu data dall'incontro fra Carter e il danaroso Lord Carnarvon, intenzionato a dar fondo alle sue finanze pur di esumare qualche mummia. Fu così che Carter poté dedicare i successivi anni alla ricerca della tomba del faraone bambino e ci riuscì il 4 novembre del 1922.
La cosa sorprendente fu che la tomba, al contrario di tutte quelle scoperte fino a quel momento, risultava inviolata: nessun razziatore di tombe era riuscito a scovarne l'ingresso. "La stessa aria che respirate, rimasta immutata nei secoli, è ancora quella che respirarono coloro che posero la mummia a giacere nel suo riposo. Il tempo si annulla in questi piccoli intimi dettagli, e voi vi sentite un intruso" disse Carter.
Si narra che la tomba fosse protetta da una fatale maledizione che sarebbe ricaduta su chiunque l'avesse violata. Ad avallare questa tesi, secondo i sostenitori dell'esistenza della maledizione, le decine di morti che si susseguirono negli anni e che colpirono coloro che avevano partecipato o collaborato alla sua scoperta, a partire dal finanziatore dell'operazione, Lord Carnarvon.
Insolito però che questa fatale maledizione abbia risparmiato proprio lo scopritore della tomba di Tutankhamon nonché colui che per primo la violò. Carter, infatti, morì solo nel 1939, all'età di sessantasei anni, ben 16 anni dopo l'apertura della tomba. 
Analizzando poi più approfonditamente i decessi attribuiti alla maledizione si scopre che tali morti hanno ben poco di strano e misterioso, anzi, gli aspetti che alimenterebbero la leggenda risultano del tutto falsi, a partire proprio dalla morte di Lord Carnarvon. Il finanziatore, infatti, si era recato in Egitto proprio per curare i suoi problemi di salute, ma qui le sue condizioni peggiorarono a causa delle sue abitudini poco salutari. Fu così facile preda della polmonite che lo portò alla morte all'età di cinquantasette anni, ancor prima che la tomba venisse aperta.
"La morte colpirà con le sue ali chiunque disturberà il sonno del faraone" questo è secondo la leggenda l'ammonimento scritto in geroglifici all'ingresso della tomba, ma dagli scritti di Carter non vi è alcuna traccia di questo fantomatico sigillo.
Com'è nata allora questa leggenda e perché?
L'ideatore potrebbe essere Carter stesso. Dalle sue carte, infatti, emerge una insofferenza dovuta alle interferenze dei giornali e dei visitatori. La curiosità di vedere coi propri occhi, il dovere di cronaca, la pressione dei diplomatici che spingevano per visitarla rischiavano di paralizzare il lavoro di Carter costretto a tenere a bada una curiosità tanto invadente. "Era chiaro che occorreva fare qualcosa, altrimenti, come ho detto, il lavoro rischiava di paralizzarsi completamente", scrisse Carter.
Questa geniale trovata riuscì in colpo solo a portare alla ribalta il lavoro di Carter, a tenere alla larga i curiosi e a scoraggiare i ladri dall'avvicinarsi alla tomba per depredarla.
Il resto lo fece la stampa, che per l'ansia di dover scrivere qualcosa di nuovo ogni giorno accalappiando l'attenzione dei lettori, gonfiò la leggenda di particolari e collegamenti strampalati fino a portarla ai giorni nostri come uno dei più grandi misteri della storia.


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