Ennesima vittima dell'anoressia

Charlotte Seddon ha combattuto contro l'anoressia per 4 anni, alla sua morte, nel Novembre scorso, pesava appena 38 chili. Aveva solo 17 anni.
La storia di Charlotte è simile a quella di moltissime ragazze risucchiate dal vortice dell'anoressia: ragazza modello, diligente, brava a scuola addirittura premiata come studente dell'anno, impegnata nel volontariato, intelligente, sicura di sé - in apparenza - e popolare. Un'insospettabile ragazza, insomma, divorata però da un male di vivere che osava confessare solo al suo diario.
Su quelle pagine, infatti, Charlotte ammetteva di sentirsi costretta a perdere peso facendo esercizio fisico e contando maniacalmente le calorie ingerite, vittima di una depressione e di un'insicurezza senza scampo, intrappolata in un circolo vizioso che l'ha condotta sempre più giù nel baratro, fino alla morte.
No Anorexia

Anche Charlotte, come tutte le altre vittime di questo "cancro", si sentiva senza via d'uscita, incapace di chiedere aiuto, soggiogata dall'insicurezza e dal senso di inadeguatezza a tal punto da trovare come unico rimedio per non impazzire il controllo maniacale dell'unica cosa che sentiva di poter gestire: il proprio peso.

Ma se le storie di anoressia si somigliano, perché allora questo male è così diffuso e continua a mietere vittime senza tregua? Perché è così difficile da diagnosticare? Perché i genitori non se ne rendono conto?Perché questo male si insinua lentamente nella vita delle sue vittime. Parte gradatamente e si camuffa con le ribellioni tipiche dell'età adolescenziale, alimentandosi delle loro insicurezze e degli sconvolgimenti che questa fase comporta, aggravandosi col passare degli anni fino a diventare irreversibile. E' proprio questo a renderlo ancora più bastardo e pericoloso: il fatto cioè di essere un male subdolo che si nasconde in bella vista, e di restarsene viscidamente e platealmente sotto gli occhi di chi circonda le sue vittime per anni senza che queste se ne rendano conto, e quando queste cominciano a porsi i primi dubbi molte volte è già troppo tardi. L'anoressia a quel punto si è già cronicizzata e radicata nell'anima della sua vittima a tal punto da essere diventata un tutt'uno con lei, e indebolendole il corpo fino a non lasciarle scampo.
Nonostante un ricovero durato oltre 5 mesi, Charlotte è deceduta poco dopo essere stata dimessa. L'autopsia ha rivelato che il suo cuore pesava appena 190 g. Il peso di un cuore normale è di 320 g.
La famiglia di Charlotte ha raccontato la sua storia sensibilizzando i genitori a non sottovalutare gli atteggiamenti dei propri figli, a fare attenzione ad alcuni segnali come quelli di non voler mangiare, magari usando la scusa di averlo già fatto. 
Io aggiungo di non far mancare mai ai vostri figli il vostro appoggio e la vostra vicinanza. Non fateli sentire soli e schiacciati dai loro problemi che per quanto a voi possano sembrare ridicoli, a loro possono invece sembrare insormontabili, in fono il loro termine di paragone è la vita che han vissuto fino a quel momento. 
Fate sempre in modo che loro siano consapevoli che in voi troveranno sempre una spalla che li supporti e che li ascolti e non mancate mai di spiegare loro gli effetti che l'alimentazione - sbagliata o addirittura assente - ha sul corpo. Molte vittime dell'anoressia confessano, infatti, di non essere mai state adeguatamente informate. 

Fonte: Attualissimo.it

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